Published by danyli on 25 Feb 2009
Magritte – il mistero della natura
Anche quest’anno Milano, nella sede del Palazzo Reale, ospita fino al 29 marzo 2009 una mostra di un’importanza davvero rilevante ” Magritte – il mistero della natura“. Ho avuto il piacere di vedere precedentemente un’altra mostra a Como su Renè Magritte , ma in questa nuova esposizione sono state presentate numerosissime e soprattutto diverse opere. Non mi dilungo a descrivere quale grande artista sia Magritte, e come sia oramai conosciuto dalla collettività grazie ai suoi uomini volanti con bombette, agli alberi con un’anima ( 1948 – sentivamo battere il cuore degli alberi prima di quello degli uomini), alle sue nuvole ( 1938 – la natura ci offre la condizione di sogno, il che consente al nostro corpo e alla nostra mente quella libertà di cui esse hanno assoluto bisogno), alle pietre ( 1948 – la pietra ha una sorta di “attaccamento alla terra, non si solleva da sola, si può contare sulla sua fedeltà all’attrazione terrestre) ma la sua arte è molto di più!!! (1947 – essere surrealista, significa bandire dalla mente il “già visto” e ricercare il non visto).
I visitatori devono iniziare il percorso della mostra liberando i pensieri da ogni pregiudizio e da ogni perchè. Lo stesso Magritte evidenziava che (1946) i titoli dei quadri non sono spiegazioni e i quadri non sono illustrazioni dei titoli. Assai importante questo concetto per godere fino in fondo dell’arte di questo grande artista. Un pittore che ha saputo creare un collegamento tra la natura e i limiti della vita dell’uomo moderno: le immagini quotidiane vengono trasformate in maniera tale da stravolgerne l’idea che “normalmente” abbiamo. La sua pittura è uno strumento per sviscerare la conoscenza del mondo.
Bellissimo il cortometraggio che viene presentato alla mostra, rigorosamente in bianco e nero, dove vengono ritratti momenti di quotidianità goliardica con i suoi amici surrealisti, e con la sua compagna di sempre Georgette.
Sono uscita dalla mostra emozionata, e mitigata nell’anima, piena di colori, di sensazioni e voglia di scoprire oltre il visibile e tutto ciò che è indiscutibile.
Non mi resta che terminare con il suo capolavoro per eccellenza “l’impero delle luci“: (1956 – secondo me la concezione di un quadro è l’idea di una cosa o di diverse cose, che devono diventare visibili attraverso la mia pittura. Così sono rappresentate le cose di cui ho avuto l’idea, ossia, esattamente, un paesaggio notturno e un cielo come lo vediamo in pieno giorno. Questa evocazione della notte e del giorno mi sembra dotata del potere di sorprenderci e incantarci. Questo potere, io lo chiamo poesia. E se credo che questa evocazione abbia un tale potere poetico è, tra le altre ragioni, perchè ho sempre nutrito il più grande interesse per la notte e per il giorno, senza tuttavia provare mai una preferenza per l’una o l’altro.)







