Published by danyli on 30 Ago 2007
Botero
Mi sono resa conto, che è da un pò di tempo che non aggiorno le notizie sul blog, con i miei “itinerari culturali” tra le varie mostre (alcune di esse già finite). Quindi colgo l’occasione partendo da una mostra che è ancora aperta, a Milano Palazzo Reale: “Botero“, fino al 16 settembre 2007.
Chi di voi non ha mai visto quadri o sculture di uomini, donne o animali “tondi”? Bhè, sì…..è proprio lui, Fernando Botero, nativo di Medellìn, nelle Ande Colombiane. Fino dalla gioventù ha dimostrato una certa predisposizione verso l’arte pittorica, con i primi acquerelli. In seguito si trasferisce a Bogotà, affascinato dall’ambiente culturale della capitale, e aderisce alla scuola muralista messicana. Quindi intraprendendo un viaggio in Europa conosce e ammira le opere di Francisco Goya , Tiziano e del Rinascimento italiano. Quando nel 1955 Botero decide di tornare in Colombia , rimane amareggiato perchè in quel momento era di moda l’avanguaria francese, molto distante dal suo stile. Così decide di trasferisci in Messico e, per la prima volta , sperimenta la dilatazione delle forme sulla tela. Da questo momento seguiranno notevoli successi personali, ottiene la cattedra di pittura all’Accademia d’arte di Bogotá, vince numerosi premi, ma decide di lasciare nuovamente la sua terra per trasferirsi a New York: quì il gusto del pubblico artistico inizia ad evolversi ed il nuovo stile plastico di Fernando Botero, dettato da colori tenui e forme tondeggianti, inizia a piacere. Quindi si trasferisce a Parigi, dove inizia le sue prime sculture. Oramai Botero è un artista amatissimo e ricercato per queste sue gradi opere tonde e serene.
La mostra mi è particolarmente piaciuta, perchè mi sembrava di essere in una dimensione irreale, circondata da questi personaggi “dilatati” dove il colore ne risaltava l’idea da imprimere nello spettatore. Mi hanno colpito i rossi usati nella maggior parte delle sue opere, così come i gialli. Ha voluto rappresentare scene reali, della quotidianeità, dipingendo la differenza anche nelle varie “classi sociali”, per non dimenticare le nature morte, o la sezione dedicata al “mondo del circo” (ricordo un mio sorriso di fronte ad un suo disegno-ritratto di una donna grassa: sì, è proprio così!!! Ed era davvero serenamente differente da qualsiasi altra sua rappresentazione di donne tonde). Una sezione in totale contrapposizione, è quella dedicata ad Abu Ghraib, il carcere iracheno, noto per le torture inflitte ai prigionieri di guerra: quì il tutto viene documentato con pennellate dai toni decisamente più scuri, rappresentando le atrocità a cui hanno dovuto sottostare quei militari. In quelle sale dimorava un silenzio intenso, da brivido, una sensazione di “schifo” e pelle da brividi, per quelle scene atroci e angoscianti, e per ciò che l’uomo può commettere verso i propri simili.
Una bella mostra che mi ha permesso di assimilare una purezza di colori unica: sì forse, è anche per questo che i quadri di Botero, sono totalmente assenti di ombre. Ho notato piacevolmente come lo studio dei classici, sia evidenziato nell’uso delle sue pennellate. Di come abbia rivoluzionato il concetto di spazio, mettendo in primo piano soggetti piccoli e in secondo piano, figure enormi. Di quegli sguardi “freddamente” introspettivi e distaccati, come se non volessero comunicare alcunchè del proprio io, ma lasciare godere lo spettatore solamente dalla scena e dai colori utilizzati. Di quell’ironia fanciullesca, che rende piacevole la visione delle opere.
Come concludere?
Basta riflettere che in un periodo come questo, dove i mass-media ci propinano figure falsamente sane come quelle delle modelle. Sì perchè è proprio il caso di dirlo, figure anoressiche che non possono certamente rendere piacevole un corpo nè alla visione nè al tatto. Forse proprio per questo, perchè non preferire donne tondeggianti, come quelle raffigurate da Botero, nella loro umile raffinatezza, nitide, semplici, ma indubbiamente sostanziose?








