Published by danyli on 15 Lug 2007
sono del mondo dei campi
In un mio precedente post, un amico, Antonio, mi ha consigliato la lettura di questo libro: “Non sono passata per il camino“, di Francine Christophe.
E’ considerato il seguito “naturale” del Diario di Anna Frank perchè Francine, catturata nel 1942, ha iniziato un lungo peregrinare nei campi di internamento francesi, concludendosi nel maggio del 1944 quando ha raggiunto il campo di Bergen-Belsen, lo stesso dove si trovava Anna Frank, con una sola piccola-grande differenza: Francine è sopravvissuta allo Shoah.
All’inizio della lettura di questo libro, ho riscontrato le differenze con quello di Anna Frank, e questo è del tutto naturale considerando che il Diario racconta il periodo pre-prigionia, quindi con ogni paura e timore legati alla possibilità di essere scoperti e catturati (come purtroppo è accaduto). Questo, invece, racconta la vita vissuta in quei campi, con ogni orrore, violenza, lotta per la sopravvivenza contro i pidocchi, gli inceneritori, il tifo…….
Nonostante Francine si sia sempre considerata una bambina privilegiata (effettivamente, in base alla Convenzione di Ginevra, ai famigliari dei prigionieri francesi, fu concesso di restare inizialmente nei campi francesi, e ai bambini di essere deportati insieme alle madri), è davvero impossibile pensare come i bambini, per far passare le loro giornate, si cimentassero nella conta dei “mucchi” di morti, delle differenze tra le teste rasate, dei piedi, degli arti….. ammassi di corpi senza vita, con gli occhi sgranati, da cui è possibile scorgere il viso di uno che fino alla mattina appena passata, era nella stessa baracca.
E come questa scena, ce ne sono altre, visioni al limite della sopportabilità ma che sono accadute realmente, e questo serve a capire per l’ennesima volta di quanto l’essere umano possa essere crudele.
Quando Francine ha potuto fare ritorno alla sua vita “normale”, con le sue coetanee a scuola, lei stessa si è sentita un’estranea tra queste sciocche bambine: “No, non sono più del vostro mondo, sono di un mondo a parte, sono del mondo dei campi“.
Un libro che tocca la sensibilità umana, e non nego, che in diversi momenti mi ha anche annebbiato la vista.
Come sempre, cito alcune frasi:
Mamma, quelli che perseguitano così i bambini, abbracciano i loro, la sera con un bel sorriso?
Ogni giorno vedo passare la carretta, trascinata da deportati a strisce, a piedi nudi, sfiniti, che domani saranno dentro.
Allucinante. Una parola fatta per noi.
“O terra di ebrezza” dice il canto dei deportati “dove potremo amare, amare senza fine“.



