Archive for Settembre, 2006

Published by danyli on 29 Set 2006

Jean-Michel Basquiat

Jean-Michel Basquiat

Un’altra mostra che ha attirato la mia curiosità, è stata quella di Milano, presso la Triennale, fino al 21 gennaio 2007: The Jean-Michel Basquiat Show .

Quest’artista, morto a soli 28 anni per droga, è definito l’ultimo esponente della “stirpe dei maledetti”. Negli anni ottanta iniziò a dipingere sui muri di New York, firmandosi SAMO (”Same Old Shit”, ossia, la solita vecchia merda!), parola già entrata nei dizionari dell’arte. Abbandonata l’esperienza dei graffiti sui muri, iniziò a dipingere sulle tele.

Indubbiamente il suo stile di vita, al limite degli eccessi, la rabbia, la denuncia e le inquietudini si materializzano sulla tela con segni decisi, un’arte al limite della forma.

Sinceramente, di questo artista non sono riuscita ad accettare questo suo aspetto artistico, apprezzato dai più. Effettivamente mi sono chiesta il motivo, e forse può essere per questa sua provocazione verso una realtà che ritiene sintetica e superficiale, per il rifiuto di questa società nel nome della libertà. Sicuramente aspetti per lo più sostenuti e condivisi dai giovani, eternamente ribelli verso ogni qualsivoglia regola.

Jean-Michel BasquiatJean-Michel BasquiatJean-Michel Basquiat

Guardando le sue opere, non sono riuscita a trovare una metodologia. Ho pensato indubbiamente ai disegni con cui i bambini iniziano a manifestare i loro primi stimoli verso la pittura. (in parole povere, ho riflettuto che “forse” qualsiasi persona con tanta rabbia dentro, avrebbe potuto approntare “scarabocchi” all’insegna del caos, che forse in quest’artista, può essere un caos-ricercato).

Jean-Michel BasquiatJean-Michel Basquiat

In effetti, lui stesso si definiva un analphabet artist, forse per la somiglianza delle sue opere, appunto, con i disegni dei bambini, ma in ogni modo gli studiosi hanno riscontrato numerosi fattori che accomunano le sue tele. L’arte di Basquiat è innovativa, in quanto riesce a far coesistere naturalmente i disegni anatomici di Leonardo da Vinci e la vitalità energica di Picasso. Le sue tele riflettono sulla vita, dove i temi, sempre gli stessi, gli eroi, il disagio, la strada, vengono posti sullo stesso piano, in forme stilizzate.

E’ dei suoi ultimi giorni di vita, l’opera Riding with Deat (Cavalcare con la Morte) che colpisce soprattutto per l’immediatezza di una fine non più rinviabile.

Jean-Michel Basquiat

Nella sua breve vita, ‘Basquiat – osserva Vittorio Sgarbi – ha detto tutto quello che voleva dire. Nelle sua opere non c’e’ traccia di incompiuto. Con i suoi graffiti ha vendicato lo scempio delle citta’ da parte del capitalismo selvaggio.’

Published by danyli on 25 Set 2006

Rinko Kawauchi

Attratta dalla fotografia quì a lato, ho deciso di andare a vedere la mostra di quest’artista giapponese, Rinko Kawauchi, forse anche perchè sono sempre stata affascinata dal mondo orientale.

Rinko Kawauchi

La mostra è a Milano, fino al 29 ottobre 2006, presso la galleria Galleria Carla Sozzani, Corso Como 10, con ingresso libero.

Se devo essere sincera, la mostra non mi è piaciuta, forse perchè mi aspettavo qualcosa di più e invece ho trovato scatti, in apparenza, dimessi e minimali. Ho cercato di fare un’analisi di ciò che ho visto, con la mia limitata conoscenza della fotografia, e mi sono accorta che tutto quello che “normalmente” mi colpisce negli scatti, come spettatrice, quì non c’era nulla: gli scatti “storti”, non allineati a nulla, a lungo andare mi infastidivano, in quanto non erano “scatti artistici”, ma lasciati al caso; le stampe erano alquanto “granulose”, e non ho capito se per un effetto di ingrandimento fotografico, o per una scelta voluta; così come per lo “sfuocato”. I soggetti: alcuni interessanti, e altri sinceramente bhè… sembravano prove di scatto.

E’ strano che io abbia avuto questa reazione, perchè sono sempre stata aperta ai nuovi aspetti artistici, ma questa è una opinione del tutto personale.

Durante il viaggio di ritorno, mi sono soffermata a pensare su come una fotografa che ha ottenuto diversi riconoscimenti importanti, mi abbia lasciata un pò così, strana. Non vuota, perchè mi ha incuriosito a tal punto di fare ricerche sulla rete. Ho potuto constatare che la mia analisi, si è soffermata sull’aspetto “pelle a pelle”, come dico io, e non ho voluto andare più nel profondo. (Forse per una giornata in cui ero poco predisposta personalmente o forse perchè è uno stile che non mi interessa, ma che comunque ho voluto capire!).

Lei stessa dice: “Nelle mie fotografie voglio immaginazione. Sono come tanti prologhi. Voglio che venga spontaneo chiedersi cosa sta succedendo, cosa accadrà dopo”.

I suoi scatti, apparentemente casuali, sono una documentazione della realtà che la circonda, cogliendo l’attimo e accettando l’imprevisto. La stampa dei suoi “lavori” è rappresentata dai toni leggeri, pastello, una luce azzurra, ma mai fredda che diventa la costante delle sue fotografie.

Una curiosità: quì è possibile vedere un suo “photodiary”, che dal gennaio 2005 aggiorna con immagini scattate direttamente dal suo telefono cellulare. Indubbiamente meno lavorate ed elaborate, ma da cui si può capire la sua “personalità artistica”.

Quindi concludo con un suo scritto:

Era come
se pensassi
nessun momento perfetto dura a lungo.
Credo sia stato questo a renderlo
così perfettamente bello.

Published by danyli on 14 Set 2006

Amicizia

Amicizia

“Amico mio, tu e io rimarremo estranei alla vita,
e l’uno e l’altro, e ognuno a sè stesso,
fino al giorno in cui tu parlerai e io ascolterò,
ritenendo che la tua voce sia la mia voce;
e quando starò zitto dinanzi a te
pensando di star zitto dinanzi a uno specchio”.

Kahlil Gibran

Published by danyli on 11 Set 2006

Salse di Nirano

Salse di Nirano

A volte è impensabile come la nostra bella Italia sia sempre pronta a stupirci per le proprie risorse naturali.

Quasi per caso, ho scoperto come nella zona di Fiorano, nel Modenese, il paesaggio collinare abbia un aspetto quasi lunare, dovuto da un’ampia conca circondata da calanchi in cui emergono numerosi conetti di fango. Si tratta della riserva naturale delle “Salse di Nirano” : le salse hanno origine da depositi di idrocarburi e acqua salata in comunicazione con la superficie del suolo; nella sua risalita l’acqua salata stempera l’argilla e , raggiunta la superficie, mediante la sedimentazione di fango intorno alla bocca, si ha la formazione di caratteristici conetti di fango.

E’ curioso passeggiare intorno alle salse ed essere rapiti dal loro borbottio , dette dai locali barboj (quì un piccolo assaggio).

Questo fenomeno è stato piuttosto diffuso nella fascia collinare dell’Appennino emiliano, soprattutto nelle provincie di Reggio Emilia e Modena. Si tratta di fenomeni geologicamente effimeri e molto mutevoli: varie salse un tempo ricordate come attive sono lentamente scomparse.

Se penso che queste zone sono state meta di numerosi viaggiatori e naturalisti del passato, che hanno lasciato diversa documentazione scritta, tra cui il primo è stato Plinio il Vecchio nel I secolo d. C.. bhè….il tutto assume quell’alone particolare, che forse le fà apprezzare ancor di più.

Quì potete vedere una piccola documentazione fotografica.

Published by danyli on 04 Set 2006

Un posto nel mondo

Ho acquistato il libro “Un posto nel mondo“, dopo diversi consigli di amici. Non ho esitato tanto perchè non credessi in questa lettura, ma semplicemente perchè prima non era il momento giusto.

Fabio Volo, un’artista che mi attira anche solo per la sua personalità, e quindi mi ha incuriosito subito leggerne la prefazione.

Bhè, non sarei sincera se mi limitassi a dire che sono le solite prefazioni, in quanto è proprio l’opposto: sono stata presa da questo aneddoto di storia; i sentimenti sono entrati subito in subbuglio e ho pensato a quanto bisogna essere fortunati a vivere un rapporto così profondo, così aperto all’altro.

Ovviamente, avrei voluto divorare questo libro subito, e invece ho preferito centellinarlo a poche dosi, in ferie, al mare, cullata dalle onde, dalla tranquillità, lontana da ogni stress.

Non voglio entrare nel merito se questo libro resterà o meno nella storia della letteratura, ma di certo è un libro che ha dato tanto a me in fatto di sensazioni, sentimenti, riflessioni e voglia di vivere. Si legge in pochissimo tempo, in quanto si viene catapultati nella storia dei trentenni di oggi, quindi con un linguaggio comune a tutti. Si sente la sofferenza, ma anche il desiderio di voler riuscire, di trovare la propria strada, del valore delle piccole cose. Non meno importante è il ruolo della donna: vi è quest’esplorazione dell’universo femminile, delle sensazioni che suscitano il suo corpo, del suo modo di essere.

Consiglio questo libro a chi vuole partire per un “viaggio verso la vera vita“, una vita lontana da questa “società omologata”, una vita non solo rappresentata dalla gioia, ma anche dalle sofferenze, dai valori veri e soprattutto dall’energia e dalla VOGLIA di vivere la propria vita.

Riporto alcune frasi che mi hanno colpito particolarmente, e che voglio mantenerle vive:

Un posto nel mondo

La prima cosa che due persone si offrono stando insieme dovrebbe essere un sentimento d’amore verso se stessi. Se non ti ami tu, perché dovrei amarti io? E poi amando se stessi si dà molta importanza alla persona con cui si decide di vivere un’intimità.Vuol dire avere una grande considerazione di quella persona. Chi non si ama può darsi a chiunque. L’amore per sé è il ponte necessario per arrivare all’altro…..

porta itineris dicitur longissima esse“, la porta è la parte più lunga di un viaggio; ….il primo passo è il più difficile da compiere

….la felicità non è fare tutto ciò che si vuole, ma è volere tutto ciò che si fà.

…il vero motivo per cui si sono estinti i dinosauri è perché nessuno li accarezzava. Bisogna sperare che l’uomo non faccia lo stesso stupido errore con le donne.

Ognuno di noi è fatto da tanti se stesso e non solamente da uno.

Avevo capito l’importanza di trovare prima la propria strada a prescindere dagli altri. Pensare a se stessi non è egoismo. Egoismo semmai è occuparsi solo di se stessi.