Godere dei momenti, riscoprire la città, cercare gli angoli nascosti, assaporare le parole … tutto questo e anche di più è stato possibile grazie alla manifestazione “Ad Alta Voce“, oramai alla sua ottava edizione annuale, a Bologna.
Sì, quella di ieri è stata un’esperienza che mi ha riempita dentro, ed è stato bello ascoltare interlocutori sconosciuti e non, che avevano qualcosa da dire, da condividere, da evidenziare.
E’ stato piacevole ricercare i diversi luoghi nella città dove avvenivano le letture, e ritrovare in giro per le vie i visi degli stessi spettatori che erano al precedente punto di lettura, e che stavano raggiungendo l’appuntamento successivo….. era come rincontrarsi tra “amici” per condividere quei momenti.
La giornata è iniziata in Sala Borsa, dove ho scoperto un’organizzazione a me sconosciuta, fondata nel 2005: è la Rete G2 – Seconde Generazioni , dove ragazzi, figli di immigrati, nati in italia o arrivati da bambini, lavorano sui loro diritti e sulle trasformazioni culturali all’interno della nostra società.
E’ positivo soffermarsi su quelle problematiche che a noi italiani con la pelle bianca non riguardano direttamente, ma che risultano invece difficoltose a quegli italiani con la pelle scura o con gli occhi a mandorla, così come evidenziato dalle due interlecutrici, Queenia Pereira de Oliveira e Maricel Argenal . E’ ora di dire basta a questa società bigotta, che non ha il coraggio di ammettere che è razzista, e che così facendo esistono italiani di classe A e B.
Prossima tappa, è stata al Mercato delle Erbe dove c’era Alessandro Haber che ha concluso leggendo il testo di una canzone di Ivano Fossati: è una notte in italia. Quindi è proseguita con l’interpretazione di una scrittrice croata, Duska Kovacevic (suo romanzo di esordio: L’orecchino di Zora) che ha letto un brano del libro di Velickovic Nenad – “il padre di mia figlia” . Si è poi concluso con l’intervento di Giovanni Rana, che non poteva non leggere brani del famosissimo Pellegrino Artusi, chiudendo con un elogio al Tortellino.
E’ stato simpatico anche trovare, in Vicolo Ranocchi uno scrittore algerino, Tahar Lamri, che ha esordito dicendo che finalmente si trovava vicino ad una Vera Osteria, e non ad un pub, fast food o qualsiasi termine che viene usato oggi, proseguendo con una lettura in vero dialetto bolognese. Direi davvero divertente! Ma non di minore importanza anche un’altro testo che ha letto di Peter Bichsel – Il lettore, il narratore.
Passeggiando è stato bello scoprire a Piazza Verdi, Gilberto Canu per poi arrivare all’Accademia delle Belle Arti ed ascoltare Marco Calamai, Ugo Cornia e Gene Gnocchi .
La giornata si è conclusa all’aula Magna di Santa Lucia, con l’intervento di alcuni dei precedenti interlecutori, ma anche con i mitici Arnaldo Ninchi, di cui abbiamo goduto un’interpretazione teatrale sublime, Edoardo Sanguineti, che ha letto Shakespeare.
Sì, è stata una pillola culturale che ha spaziato tra diversi argomenti, e che ha dimostrato quante siano le persone sensibili alla formazione culturale e al piacere di essere accompagnati al sapere.
Mi è piaciuto il discorso dell’organizzazione per mantenere questo evento come manifestazione, e non festival, in quanto concordo che si può maggiormente apprezzare i momenti differenti presentati da ogni interlecutore, ma non voglio dimenticare il magnifico lavoro che stanno facendo i volontari di Ausilio per la cultura che danno voce e conforto a quelle persone che normalmente non sarebbero in grado di potersi arricchire interiormente autonomamente.
Quindi non posso che concludere con un brano di Roberto Roversi, letto in Aula Magna “Sarà il vento, il veto, il vento?“:
Ti lamenti?
No, non mi lamento.
Mi parea di sentirti lamentare.
Sarà il vento, il vento, il vento, il vento.
Oppure posso aggiungere:
Cosa hai detto? Parla a voce alta, non ti sento.
Oppure ancora:
Cosa c’è scritto su questo foglio? Ti prego, leggilo a voce alta, io non lo vedo bene.
Così è. A un certo momento della vita il mondo sembra che diventi, ogni giorno un poco, più stretto, più avverso, più nemico.
O, se non nemico, un avversario che ti contrasta o che si deve, con fatica, contrastare. O ascoltare, per potersi riparare dai danni. In anni di una comunicazione tecnologica che si esalta ed sulta – precipitando ilare o rumorsoa o pericolosa dentro l’orecchio o l’occhio di ciascun viandante, è, con sorpresa grande, nella realtà o per la verità, sempre più difficile, complicato, affannoso, sgradevole o pericoloso per tanti motivi, ricevere o darla questa comunicazione, interferita da cento saette di suoni.
Cosicchè la tecnologia, e i progressi della tecnologia, sembrabo privilegiare piuttosto i giovani prorompenti che i vecchi, o gli anziani compressi dagli anni, ai quali si addicono le gite in gruppo oppure il bastone.
Come fare (cercare di fare) se le cose sono così sistemate? Entrare nel vento del vento affidandosi alla sorte? O sopportare l’unica fiducia all’amico bastone, o al braccio della moglie o dell’amico?
Direi che soprattutto e prima di ogni alra cosa, occorre scambiarsi la voce, scambiarsi lo sguardo e a voce alta le parole. Aiutandosi. Ascoltare, guardare, promettere con volontà, parlare. Così i giovani che sono sulla porta possono sorridendo o quietamente imperiosi, con voce fresca e alta, parlare con te, richiamarti, ascoltarti, non lasciarti accasciare sui giorni che passano.