Published by danyli on 27 Gen 2012
Notte su Birkenau
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Un’altra notte. Torvo, il cielo si chiude ancora
sul silenzio mortale volteggiando come un avvoltoio.
Simile ad una bestia acquattata, la luna cala sul campo —
pallida come un cadavere.
E come uno scudo abbandonato nella battaglia,
il blu Orione — fra le stelle perduto.
I trasporti ringhiano nell’oscurità
e fiammeggiano gli occhi del crematorio.
È umido, soffocante. Il sonno è una tomba.
Il mio respiro è un rantolo in gola.
Questo piede di piombo che m’opprime il petto
è il silenzio di tre milioni di morti.
Notte, notte senza fine. Nessuna alba.
I miei occhi sono avvelenati dal sonno.
La nebbia cala su Birkenau,
come il giudizio divino sul cadavere della terra.
Tadeusz Borowski, KL Auschwitz

Spesso e volentieri rischiamo di essere influenzati dalle opinioni delle persone che ci circondano, e non è raro, per quanto riguarda i pittori, sentire “l’ho già visto,….. è sempre lo stesso….. eccc…..”. Fortunatamente io seguo il mio istinto (direste che sono sempre contro corrente?… chissà…) e quindi da diverso tempo avevo deciso che sarei andata a vedere la mostra
Non dimenticando quadri meravigliosi di Van Gogh come “Frutteto stretto dai cipressi”, “
Probabilmente il titolo del film 
Un uomo aveva quattro figli. Egli desiderava che i suoi figli imparassero a non giudicare le cose in fretta, per questo, invitò ognuno di loro a fare un viaggio, per osservare un albero, che era piantato in un luogo lontano.
Ho bisogno di silenzio


